
Rispondo con un concetto che fu portato durante una lezione allo European Yoga Festival, tre anni fa.
"Una donna non dovrebbe mai permettere a un uomo di avvicinarsi ad una distanza che lei non voglia".
Rispetto a questo fu suggerita la pratica di un'arte marziale.
La pratica del Gatka crea un particolare stato di totale presenza rispetto a sè stessi e al mondo circostante, che nasce dalla pratica meditativa, che contraddistingue questa disciplina. Inoltre, la “naturalezza”, fluidità e circolarità dei movimenti del corpo, tipici del Gatka, coltivano, in chi pratica questa disciplina, una spiccata consapevolezza del proprio spazio personale e della sicurezza nel sentirsi in questo spazio.
Questo avviene grazie al vorticoso roteare della spada e di armi anche molto più lunghe come il marathi, che “disegnano” lo spazio attorno al praticante, e grazie al doversi destreggiare con armi diverse che richiedono un diverso modo di utilizzare lo spazio e gestire le distanze.
Il Gatka realizza ciò sia mediante il lavoro fisico sia mediante quello energetico-sottile dato che vengono rinforzati l’aura ed il corpo radiante.
Le donne praticando quest’arte possono forgiare il loro spirito in modo da avere quella presenza che dia loro sicurezza e capacità di avere uno spazio personale di sicurezza ampio.
Il Gatka è quindi per tutti donne, uomini, più o meno giovani e bambini/e.